CASA DI BAMBOLA


Tratto da "Casa di Bambola" di H.Ibsen
Adattamento e regia Miriam Ghezzi
Direzione artistica La Gilda delle Arti

Con Giovanni Aresi, Marzia Corti, Tiziana Cortinovis, Laura Crotti, Giovanni Fiorinelli, Stefano Tirloni

Sin dalle prime battute del dramma, l'impressione che si ha della protagonista femminile è quella di una donna che si comporta come una bambina capricciosa che gioca e si diverte tutto il giorno e si arrabbia per futili motivi come quando il marito Torvald le proibisce di mangiare dolci.
Nora è ricattata da Krogstad a causa di un prestito che lei aveva contratto: quando suo marito scopre il fatto, viene assalito dall'ansia e dal tormento di perdere la propria reputazione. Quest'angoscia annebbia ogni altro pensiero e, in preda alla disperazione, dichiara a Nora che allontanerà quella che ora egli considera un'indegna moglie dalla cura dei suoi figli, senza riconoscere che il gesto, anche se compromettente, era stato dettato dall'amore per lui.
Grazie all'intervento di un'amica di Nora il ricatto che minacciava la famiglia della protagonista viene annullato e Torvald, appena appresa la felice notizia, prorompe esclamando "sono salvo!", e perdona all'istante sua moglie.
Per Nora, però, la vita non può ritornare ad essere quella di prima: è troppo tardi. Tutte le sue illusioni sono state tradite e le sue certezze infrante.
Nora finalmente capisce che suo marito non era in realtà quella nobile creatura che lei credeva che fosse e che il suo ruolo in quel matrimonio, durato 8 anni, è stato quello di una semplice e bella marionetta costretta a vivere in una casa di bambola, come aveva d'altronde sempre fatto fin dalla nascita.

Casa di Bambola è per noi una grande sfida: una grande struttura drammaturgica , sentimenti che vanno sulle montagne russe, personaggi così assurdi da risultare perfettamente credibili… e, non ultimo, una profonda riflessione sul ruolo della donna, sull’educazione gender, sul senso dei legami affettivi e familiari.
Insomma, un gran bel pezzo di letteratura, come gran parte dei copioni che hanno segnato la nostra produzione (potevamo celebrare in un modo migliore il nostro quindicesimo anniversario?); ma anche un segno forte di discontinuità: abbandoniamo il mondo della commedia per tuffarci nel mondo incantato e fiabesco di uno scrittore nordico, e una scelta simile l’abbiamo fatta solo per La Regina delle Nevi, abbandoniamo i personaggi mascherati, i ruoli evoluti della Locandiera e le macchiette di Molière per scavare nel mondo interiore delle paure e delle illusioni, abbandoniamo le riduzioni di un’ora e mezza per assaporare il gusto di un’opera completa.
Ripeto: potevamo celebrare in un nodo migliore il nostro quindicesimo anniversario?